Le note nella tesi di laurea servono a aggiungere riferimenti, spiegazioni e approfondimenti senza interrompere il filo principale del discorso. Possono indicare la fonte di una citazione, chiarire un termine, fornire una traduzione, suggerire un approfondimento oppure rinviare il lettore a un altro capitolo dell’elaborato.
Molti studenti associano le note esclusivamente alle note a piè di pagina, ma in realtà esistono diverse tipologie di annotazioni accademiche. A seconda dello stile bibliografico adottato e delle indicazioni del relatore, le note possono comparire:
In questa guida vedremo insieme cosa sono le note della tesi. Pertanto scopriamo quali tipi esistono, come si inseriscono e come devono essere formattate. Proponiamo esempi pratici per libri, articoli scientifici, siti web, traduzioni e richiami interni.
Le note sono elementi testuali collegati a una parola, una frase, un dato o un’intera porzione dell’elaborato.
Nel corpo della tesi vengono generalmente segnalate attraverso un numero in apice, chiamato anche richiamo o esponente di nota. Lo stesso numero compare poi accanto al contenuto della nota.
Esempio nel testo:
Il concetto di capitale culturale ha assunto un ruolo centrale negli studi sociologici contemporanei.¹
Esempio della nota:
¹ P. Bourdieu, La distinzione. Critica sociale del gusto, Bologna, Il Mulino, 1983, p. 56.
La funzione della nota cambia in base al suo contenuto. Può documentare una fonte, approfondire un concetto oppure fornire un’informazione accessoria che sarebbe troppo lunga o dispersiva nel testo principale.
Le note possono svolgere diverse funzioni:
Il loro scopo è rendere il lavoro verificabile, trasparente e metodologicamente corretto. La citazione delle fonti è infatti un elemento essenziale della scrittura accademica e permette al lettore di risalire all’origine delle informazioni utilizzate.
Non tutte le note hanno la stessa funzione. Di seguito analizziamo le categorie più comuni.
Le note a piè di pagina vengono collocate nella parte inferiore della stessa pagina in cui compare il richiamo numerico.
Sono probabilmente la forma più diffusa nelle tesi umanistiche, giuridiche, storiche e letterarie, perché consentono al lettore di consultare immediatamente la fonte o l’approfondimento senza dover raggiungere la fine del capitolo.
Esempio:
Il principio di legalità costituisce uno dei fondamenti dello Stato di diritto.¹
¹ G. Fiandaca, E. Musco, Diritto penale. Parte generale, Bologna, Zanichelli, 2021, p. 73.
Le note finali, chiamate anche endnotes, vengono raccolte alla fine di un capitolo oppure alla fine dell’intera tesi.
Il sistema è simile a quello delle note a piè di pagina: nel testo compare un numero in apice, ma il contenuto della nota si trova in una sezione successiva.
Le note sono definite “a piè di pagina” quando compaiono in fondo alla pagina e “finali” quando vengono riunite alla fine del lavoro.
Esempio nel testo:
L’evoluzione dei mezzi di comunicazione ha modificato profondamente le dinamiche politiche contemporanee.¹
Alla fine del capitolo:
- M. Castells, Comunicazione e potere, Milano, Università Bocconi Editore, 2009, pp. 91–94.
Sono utili quando:
Rispetto alle note a piè di pagina, però, possono risultare meno immediate perché obbligano il lettore a spostarsi continuamente tra il testo e la sezione finale.
Le note bibliografiche servono a indicare la fonte di un’informazione, una citazione o una teoria.
Possono contenere:
¹ U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, Milano, La nave di Teseo, 2017, p. 132.
² M. Rossi, “Digitalizzazione e pubblica amministrazione”, in Rivista italiana di scienza politica, vol. 52, n. 2, 2022, pp. 178–180.
³ L. Bianchi, “Le trasformazioni del lavoro”, in P. Verdi, a cura di, Economia e società contemporanea, Roma, Carocci, 2021, pp. 97–99.
⁴ ISTAT, Rapporto annuale 2025, disponibile online, consultato il 12 giugno 2026.
La forma esatta dipende dallo stile bibliografico adottato. Il sistema Chicago, ad esempio, prevede sia il metodo note e bibliografia, con note numerate, sia il sistema autore-data, con riferimenti tra parentesi nel testo.
Le note esplicative forniscono un chiarimento aggiuntivo su un concetto già presentato nel testo.
Sono utili quando l’informazione è rilevante, ma non abbastanza centrale da essere inserita nel corpo principale.
Esempio nel testo:
Il campione è stato selezionato attraverso un procedimento di campionamento stratificato.¹
Nota:
¹ Il campionamento stratificato prevede la suddivisione della popolazione in gruppi omogenei, dai quali vengono estratte unità appartenenti a ciascuna categoria.
Queste note devono essere sintetiche. Se la spiegazione è indispensabile per comprendere l’argomentazione, è meglio inserirla direttamente nel testo.
Le note di approfondimento indicano studi, teorie o opere che possono ampliare l’argomento trattato.
Esempio:
¹ Per un’analisi più ampia del rapporto tra memoria collettiva e identità sociale, si vedano M. Halbwachs, La memoria collettiva, Milano, Unicopli, 1987, e J. Assmann, La memoria culturale, Torino, Einaudi, 1997.
Espressioni comuni:
Le note di traduzione servono a riportare il significato italiano di un termine straniero oppure la versione originale di una citazione tradotta nel corpo del testo.
Nel testo:
Il concetto di accountability¹ è centrale negli studi sulla governance pubblica.
Nota:
¹ Il termine può essere tradotto, a seconda del contesto, come responsabilità, rendicontazione o obbligo di rispondere delle proprie decisioni.
Nel testo:
Secondo l’autore, la fiducia rappresenta una condizione essenziale della cooperazione sociale.¹
Nota:
¹ Testo originale: “Trust is an essential condition of social cooperation”. Traduzione dell’autore.
Alcune linee guida universitarie suggeriscono di tradurre nel testo i brani in lingua straniera e, quando utile, riportare l’originale in nota.
Le note di rinvio indirizzano il lettore verso un’altra sezione della tesi.
Esempi:
¹ Sul metodo utilizzato per la raccolta dei dati, si veda il paragrafo 2.3.
² Per l’analisi completa dei risultati, cfr. capitolo 4.
³ Si veda anche l’Appendice A.
È consigliabile utilizzare riferimenti precisi, indicando capitolo, paragrafo, tabella o appendice.
Le note comparative segnalano una somiglianza, una differenza o un contrasto tra diverse fonti.
Esempio:
¹ Per una posizione analoga, cfr. A. Rossi, Politiche pubbliche e innovazione, Roma, Laterza, 2020, pp. 43–46. Per una lettura critica, si veda invece L. Verdi, I limiti della governance digitale, Milano, FrancoAngeli, 2022, pp. 77–81.
Sono particolarmente utili nelle tesi teoriche e nelle revisioni della letteratura.
Le note metodologiche precisano come sono stati raccolti, selezionati o interpretati i dati.
Esempio:
¹ Dal campione iniziale sono stati esclusi i questionari incompleti e quelli compilati in meno di due minuti.
Oppure:
² Per garantire l’anonimato, i nomi degli intervistati sono stati sostituiti con codici alfanumerici.
Queste note sono frequenti nelle tesi sperimentali, statistiche, psicologiche, sociologiche e sanitarie.
Le note dell’autore chiariscono che una traduzione, una sottolineatura, un adattamento o un commento appartengono allo studente.
Formule comuni:
Esempio:
¹ Traduzione e corsivo dell’autore.
In una tesi, per maggiore chiarezza, si può scrivere anche “traduzione propria” o “elaborazione propria”, purché la formula sia usata in modo uniforme.
Tabelle, grafici, mappe e immagini devono indicare chiaramente la propria provenienza.
La fonte può essere riportata immediatamente sotto l’elemento oppure in una nota collegata alla didascalia.
Fonte: elaborazione dell’autore su dati ISTAT, 2025.
Fonte: Commissione europea, Digital Economy and Society Index 2025, p. 38.
Fonte: adattamento dell’autore da OECD, Education at a Glance 2024, p. 112.
Non è sufficiente scrivere genericamente “fonte: Internet”. Bisogna identificare il documento, l’ente o l’autore dal quale deriva il materiale.
Non tutte le tesi utilizzano note numerate.
Nel sistema autore-data, il riferimento viene inserito tra parentesi direttamente nel testo:
La digitalizzazione modifica anche l’organizzazione interna delle amministrazioni pubbliche (Rossi, 2023, p. 47).
La fonte completa viene poi riportata nella bibliografia finale:
Rossi, M. (2023). Amministrazione digitale e innovazione pubblica. Bologna: Il Mulino.
Questo sistema è diffuso soprattutto nelle scienze sociali, economiche, psicologiche, mediche e scientifiche.
Il sistema autore-data e quello con note bibliografiche sono entrambi corretti, ma non devono essere mescolati senza una ragione precisa. Una volta scelto un criterio, è necessario mantenerlo coerente in tutta la tesi.
Le note e la bibliografia hanno funzioni collegate, ma non identiche.
Le note indicano la fonte precisa di una determinata frase, citazione o informazione. Possono quindi contenere anche il numero della pagina consultata.
La bibliografia finale raccoglie invece i dati completi delle opere utilizzate e permette al lettore di identificare tutte le fonti della ricerca.
Esempio di nota:
¹ U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, cit., p. 132.
Esempio in bibliografia:
Eco, U., Come si fa una tesi di laurea, Milano, La nave di Teseo, 2017.
In molti sistemi accademici sono previste sia le note sia la bibliografia. Le note rinviano al punto esatto della fonte, mentre la bibliografia presenta l’opera nel suo complesso.
La posizione del richiamo numerico dipende dalle regole redazionali dell’ateneo.
Una soluzione molto comune consiste nel collocare il numero in apice dopo la punteggiatura:
Il fenomeno è stato ampiamente analizzato dalla letteratura.¹
Quando la nota riguarda soltanto una parola o un’espressione, il richiamo può essere inserito subito dopo il termine:
Il concetto di soft power¹ è stato introdotto da Joseph Nye.
Alcune linee guida universitarie indicano espressamente di collocare l’esponente al termine della porzione citata e dopo il segno di punteggiatura.
Le note vengono generalmente numerate con cifre arabe:
1, 2, 3, 4…
La numerazione può essere:
Per una tesi universitaria, le opzioni più ordinate sono:
La scelta deve essere verificata con il relatore e mantenuta uniforme.
In genere, le note vengono formattate con:
Esempio indicativo:
Le impostazioni esatte dipendono dal modello di tesi fornito dall’università.
Per inserire una nota a piè di pagina in Word:
Per creare note finali:
È preferibile non digitare manualmente i numeri: la funzione automatica aggiorna la sequenza quando vengono aggiunte o eliminate note.
In Google Documenti:
Il programma genera automaticamente il richiamo numerico e mantiene la numerazione progressiva.
Nel sistema tradizionale, la prima citazione di una fonte può essere completa:
¹ U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, Milano, La nave di Teseo, 2017, p. 132.
Le citazioni successive possono essere abbreviate:
² U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, cit., p. 145.
Oppure:
³ Eco, Come si fa una tesi di laurea, p. 151.
Quando è presente una bibliografia completa, alcuni stili preferiscono utilizzare fin dall’inizio una forma abbreviata nelle note.
Nelle note accademiche italiane si incontrano spesso le abbreviazioni Ivi, Ibidem e cit.
Si utilizza quando la fonte e la pagina coincidono esattamente con la nota precedente:
¹ U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, Milano, La nave di Teseo, 2017, p. 132.
² Ibidem.
Si utilizza quando la fonte è la stessa, ma cambia la pagina:
¹ U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, Milano, La nave di Teseo, 2017, p. 132.
² Ivi, p. 141.
Si usa per richiamare un’opera già citata in precedenza:
³ U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, cit., p. 150.
Non tutti gli stili contemporanei utilizzano queste abbreviazioni. Chicago, ad esempio, tende a privilegiare il cognome dell’autore e il titolo abbreviato. Prima di adottarle bisogna controllare le indicazioni della facoltà.
L’abbreviazione cfr. deriva dal latino confer e significa “confronta”.
Si usa quando la fonte non viene citata letteralmente, ma viene suggerita per un confronto o un approfondimento.
Esempio:
¹ Cfr. M. Weber, Economia e società, Milano, Edizioni di Comunità, 1995, pp. 23–27.
Non è sempre necessario anteporre “cfr.” a ogni riferimento indiretto. Il suo uso dipende dalle norme redazionali adottate.
È necessario indicare la fonte quando si utilizzano:
Non è invece normalmente necessaria una nota per informazioni universalmente note, come:
Roma è la capitale d’Italia.
Quando si è incerti, è preferibile aggiungere il riferimento.
Non esiste un numero ideale valido per tutte le tesi.
La quantità dipende da:
Una tesi storica o giuridica può contenere molte note per pagina, mentre una tesi scientifica con sistema autore-data può averne pochissime.
La qualità della tesi non dipende dal numero delle note, ma dalla loro pertinenza e dalla corretta documentazione delle fonti.
Le note dovrebbero essere brevi e funzionali.
Una nota bibliografica può occupare una o due righe. Una nota esplicativa può essere leggermente più lunga, ma non dovrebbe trasformarsi in un paragrafo autonomo di mezza pagina.
Quando una nota contiene un’argomentazione indispensabile, è preferibile trasferirla nel testo principale. Alcune linee guida universitarie raccomandano infatti di conservare nel corpo della tesi un unico filo discorsivo, relegando alle note soltanto riferimenti e informazioni accessorie.
Non usare in alcune pagine note complete, in altre riferimenti autore-data e in altre ancora link privi di formato.
Una nota come:
Wikipedia, Internet
non permette al lettore di identificare correttamente la fonte.
Per citazioni dirette e informazioni localizzabili è importante indicare la pagina precisa.
Le note non devono diventare un secondo testo parallelo alla tesi.
Se si sceglie “cit.”, “ivi” o una forma abbreviata, bisogna utilizzarla secondo un criterio costante.
Il lettore deve poter comprendere l’argomentazione principale anche senza leggere tutte le note.
La numerazione manuale può causare errori quando si modificano o si spostano i paragrafi.
Salvo diverse indicazioni dell’ateneo, tutte le opere citate dovrebbero essere incluse anche nella bibliografia finale.
Testo:
La trasformazione digitale della pubblica amministrazione non riguarda soltanto l’introduzione di nuovi strumenti, ma comporta una revisione dei processi organizzativi e delle competenze professionali.¹ Il concetto di digital governance² comprende infatti l’insieme delle modalità con cui le tecnologie vengono integrate nei processi decisionali. Per la metodologia adottata nella presente ricerca si rimanda al paragrafo 3.2.³
Note:
¹ M. Rossi, Amministrazione digitale e innovazione organizzativa, Bologna, Il Mulino, 2023, pp. 44–48.
² L’espressione può essere tradotta come “governance digitale” e comprende istituzioni, processi, tecnologie e soggetti coinvolti nella gestione dei servizi pubblici.
³ Si veda infra, par. 3.2, “Metodo e selezione del campione”.
In questo esempio troviamo:
Le note a piè di pagina sono generalmente più pratiche per il lettore perché consentono di consultare immediatamente il riferimento.
Le note finali rendono invece la pagina più pulita, ma richiedono continui spostamenti.
La scelta dipende da:
Non bisogna scegliere soltanto in base all’estetica: in una tesi, la priorità è rispettare il sistema richiesto dal corso di laurea.
Prima di iniziare la stesura, chiedi al relatore quale stile bibliografico utilizzare.
Crea fin dall’inizio un modello uniforme per libri, articoli, capitoli, siti web e documenti istituzionali. Non aspettare la fase finale per sistemare centinaia di note.
Utilizza sempre le funzioni automatiche di Word o Google Documenti e registra immediatamente i dati completi delle fonti consultate.
Infine, rileggi separatamente tutte le note per verificare:
AlphaTesi offre un servizio professionale di revisione e formattazione della tesi di laurea, con controllo di note a piè di pagina, citazioni, bibliografia, sitografia, tabelle e impaginazione.
Possiamo verificare la coerenza dello stile bibliografico, uniformare tutti i riferimenti e adattare l’elaborato alle linee guida del tuo ateneo.